mercoledì 1 aprile 2015

Tutto è reale, tutto è emozione



Tutto era immerso nel silenzio, apparentemente non c’era nulla di sospetto. Ma lui sapeva che qualcosa non andava per il verso giusto. E anche noi ne eravamo consapevoli dopo aver visto tutte quelle forze spazzate via e macerie ovunque. La curiosità si faceva sempre più forte. Cosa diavolo era successo lì?

Il soldato si avvicinò piano piano a quella porta metallica e appoggiò le sue spalle contro di essa. Non udì nulla di strano. Ma improvvisamente uno strano rumore catturò la sua attenzione, sembrava provenire nella direzione da dove era venuto. Prontamente scattò , puntando il fucile contro la possibile minaccia. Ma stranamente lì davanti non c’era nulla. Un falso allarme.

Girò su sé stesso e stavolta premette il pulsante sul tastierino, la porta si apri all’istante. Ma qualcosa di strano cadde addosso a lui. Pochi istanti per capire che si trattava di un marine, ormai morto, vicino a quella porta. Lo prese con sé e puntò il fucile verso la porta finché questa non si chiuse. Si voltò in avanti e appoggiò il cadavere a terra. Si muoveva con circospezione pronto a qualsiasi evenienza.Tutto ciò era sempre più allarmante. Eravamo sempre più curiosi e preoccupati.

Qualcosa attirò la sua attenzione. Un casco di color grigio giaceva in mezzo a tutto quel sangue. Appoggiò il fucile e lo cominciò ad esaminare. Trovò qualcosa, un chip dati che inserì nella sua connessione neurale. Il filmato registrato da una telecamera sul casco mostrò dei marines in azione, che si imbattevano in quel edifico dove eravamo entrati anche noi e poi giungevano in quella stanza maledetta. Si udirono grida e colpi di arma da fuoco, soldati che sparavano in tutte le direzioni e strane creature insettiformi che attaccavano la squadra. Erano tutti morti. Qualcosa di mai visto prima li aveva uccisi. Ci sentimmo disorientati e sorpresi, perfino preoccupati. In quella stanza ora c’era il soldato con l’armatura verde e noi con lui.




EMOZIONI INFINITE

Il fatto principale è che vedendo un film, una serie tv o giocando a un videogioco ci emozioniamo più frequentemente e più intensamente di quanto ci accade nella vita quotidiana. Ci affezioniamo ai personaggi delle storie, proviamo sentimenti empatici per loro, viviamo con loro grandi avventure e imprese.

Ma la cosa più eclatante è che  questa condivisione di esperienze non è una mera metafora o solo un modo di dire. Dal punto di vista del nostro cervello, la differenza tra mondo “reale” e mondo “immaginario” non è cosi netta come si potrebbe pensare. Afferma il neuro scienziato Vittorio Gallese: quando vedi in tv un uomo che corre, il cervello attiva le aree visiva, cognitiva, motoria, e limbica proprio come se stessi correndo tu. I tuoi neuroni quindi si attivano “simulando” il gesto del correre, anche se con minore intensità rispetto a quando lo fai concretamente. Le aree limbiche invece permettono di far “risuonare” dentro di te , attraverso i tuoi ricordi e emozioni, cosa significa correre.



 “Cos'è la realtà? Ciò che tu senti, vedi, degusti o respiri non sono che impulsi elettrici interpretati dal tuo cervello.” (Morpheus, Enter The Matrix)


Ci identifichiamo cosi intensamente con i personaggi di una storia che non solo proviamo simpatia, ma sviluppiamo nei loro confronti una forte empatia. Percepiamo quindi la loro felicità, il loro desiderio, la loro paura; il nostro cervello si infiamma come se ciò che sta accadendo a loro stesse realmente accadendo a noi. Ecco perché ci sentiamo cosi tristi di fronte alla morte del padre di Alyx in Episodio 2 (del saga di Half Life) o la scomparsa di Cortana in Halo 4, o ancora condividiamo grandi amori  con Miranda in Mass Effect o Triss in The Witcher. Personalmente, ho provato più volte un emozione abbastanza intensa di pessimismo e tensione quando le cose si mettevano male per un protagonista, ma dopo un po’ mi accorgevo che quello che sentivo non era  cosi importante perché per fortuna io non ero veramente lì. 

 Insomma sperimentiamo una vera e propria tempesta di emozioni e esperienze. Emozioni che non sono affatto finte ma, a tutti i livelli (neurologico, fisiologico e psicologico), sono reali.


Se le emozioni sono reali, significa anche che interpretiamo gli eventi come reali?  In qualche modo si, ma la cosa più interessante è che anche quando a livello cosciente sappiamo che qualcosa è immaginario, una parte della nostra mente crede che sia reale.  Questo è dovuto all’attivazione dei neuroni specchio (che ci permettono, ad esempio, di imitare un nostro simile mentre compie un’azione grazie al fatto che, nel nostro cervello si attivano gli stessi neuroni che si attiverebbero se fossimo noi a compierla) ma anche alla grande importanza che rivestono le emozioni nella nostra mente. Quest’ultima infatti è costituita anche da un cervello antico (quello che avevamo prima di essere mammiferi) e un cervello nuovo (quello più recente ovvero le neocorteccia) che si influenzano a vicenda, ma solo quello più evoluto è in grado di sviluppare il pensiero. Tuttavia in entrambi i cervelli avvengono le nostre esperienze emotive e nascono le varie sensazioni, siamo quindi profondamente dipendenti dalle emozioni che influenzano e determinano la nostra esistenza. Siamo costituiti da esse innanzitutto, ed è questa la cosa più importante, perché prima dei cervelli non c’erano né suoni né colori nell’universo, né tantomeno aromi o sensazioni.


“Quello che gli occhi vedono e le orecchie sentono, la mente crede” ( Harry Houdini)

Un altro importante motivo che porta la nostra mente a credere che i mondi che creiamo attraverso i vari media sono reali è costituito dal fatto che essi si manifestano principalmente sotto forma di immagini e suoni. O meglio ancora, coinvolgono qualcuno dei nostri sensi, cercando di farlo nel miglior modo possibile.  E visto che noi facciamo esperienza, di quella che noi chiamiamo realtà, attraverso i nostri cinque sensi (vista, udito, olfatto, tatto e gusto) è normale che la nostra mente si faccia coinvolgere e attrarre da questi mondi.

Questa analisi porta però anche a una ridefinizione di quello che chiamiamo “virtuale” (che significa che “è in potenza e non ha ancora manifestazione concreta”, in contrapposizione al termine “reale”) poiché, in particolare, i mondi dei videogiochi si manifestano concretamente. Eppur non essendo una realtà fisica, noi vediamo delle immagini, sentiamo dei suoni, facciamo in qualche modo esperienza di queste realtà. Semmai possiamo dire che questi mondi sono, ovviamente, limitati nello spazio (non vanno oltre il monitor o lo schermo che gli assegniamo) e nelle loro modalità di interazione che sono tutt’altro che perfette.  Insomma appreso ciò e riflettendo anche che questi spazi si strutturano sul modello della realtà fisica, ovvero, possiamo istituire relazioni di vicinanza e lontananza, di sinistra e destra, di sopra e di sotto come in qualunque spazio “reale”; capiamo necessariamente che il termine “realtà virtuale” non è proprio il più esatto e appropriato.  


IL SEGRETO DELLA VITA



Ma, a questo punto, perché siamo cosi affamati di storie e mondi alternativi tanto da non poterne fare a meno? Al di là del semplice, ma comunque importante, piacere che queste suscitano dentro di noi, secondo molti studi scientifici le storie sono addirittura fondamentali per la nostra esistenza, in quanto esse sarebbero una sorta di palestra per la mente, che ci porta ad esercitare i nostri muscoli mentali.
Ma non basta, poiché quello che più ci attrae e che ci porta a passare ore e ore davanti a un monitor o una tv sono gli stati di animo, che si creano nella nostra mente. Proprio questo è un punto cruciale della questione. Infatti il bisogno viscerale che abbiamo per le dimensioni alternative, scaturisce dal fatto che noi vogliamo vivere mille emozioni ed esperienze diverse, d’altra parte (come abbiamo già accennato) la cosa più importante per la nostra mente (e di conseguenza la nostra vita) è l’emozione.

Quindi non ha importanza se facciamo qualcosa in una realtà fisica o in una realtà alternativa (come quella digitale di un videogioco), l’importante è che il nostro cervello la consideri rilevante da un punto di vista emotivo. Dopotutto se ci riflettiamo bene, quasi tutto ciò che le persone desiderano si riconduce a uno stato d’animo particolare. Volete l’amore? Bene, esso è un sentimento che si produce dentro la vostra mente. Volete rispetto? Fiducia in voi stessi? Anche queste sono cose che creiamo noi, grazie ai neuroni. O forse desiderate tanto un auto sportiva o un jet? Bé sicuramente non vi interessa tanto il possedere una cosa materiale, voi infatti desiderate un auto o un jet per le emozioni che questi vi procurano e per quelle che associate ad essi. Ed ecco quindi spiegato l’enorme successo che hanno su di noi i romanzi, i film e qualsiasi altro mezzo espressivo in grado di portarci in un'altra realtà. Certo è pur vero che, queste realtà alternative hanno i loro bellissimi pregi ma anche dei difetti visto che non possono ri-creare completamente un’esperienza complessa come quella che viviamo in una realtà fisica, eppure per i meccanismi che abbiamo visto, riescono comunque a soddisfare questa nostra sete di emozioni che alla fine sono la cosa più importante.


ENTER THE MATRIX




La prossima grande frontiera che può spingersi davvero oltre certi limiti è rappresentata dagli HMD (head-mounted- display) come l’ormai celebre Oculus Rift o i più recenti Morpheus e  Re Vive.  Il primo è stato in grado, grazie all’intraprendenza e al coraggio di un giovane ragazzo americano (Palmer Luckey), di far risorgere la realtà virtuale dopo un primo inizio negli anni ’90, mentre il secondo è il progetto della famigerata console Sony (Playstation 4) e infine il terzo è la soluzione ideata da Valve in collaborazione con HTC. Questi tre dispositivi sono ormai quasi pronti per cambiare il mondo dei videogiochi e dell’intrattenimento in generale, visto che ne rappresenteranno il loro futuro. Ma perché hanno tutta questa importanza con il tema trattato nell’articolo? E’ presto detto:  questa tecnologia è, potenzialmente, in grado di immergerci in maniera totalizzante nei mondi dei videogiochi, massimizzando l’immersione e aumentando esponenzialmente le nostre sensazioni. Chi ha già avuto esperienza con questi dispositivi è rimasto profondamente colpito visto che il cervello crede davvero di essere lì, in altri luoghi e in altri mondi. Questi strumenti, che  chiamerei per quello che è stato detto finora, di realtà digitale immersiva ( e non “realtà virtuale”) hanno quindi davvero la possibilità di avverare uno dei sogni più reconditi dell’uomo (e non solo dei videogiocatori): ovvero sperimentare in maniera davvero coinvolgente e immersiva mille avventure e realtà alternative, facendoci provare in un modo molto più accentuato un’infinità di emozioni e viverle come esperienze davvero reali.


Questo articolo rappresenta un primo sforzo verso una maggior comprensione dei nostri amati mondi digitali e anche ovviamente di tutte quelle realtà alternative che troviamo in film, libri, serie tv e altri mezzi espressivi. Sicuramente ci sono ancora diversi aspetti interessanti da approfondire che verranno analizzati nei prossimi articoli, soprattutto riguardanti la realtà digitale immersiva. Ora abbiamo comunque compreso, in buona parte, alcuni dei meccanismi alla base del fascino di queste realtà e la loro grande importanza per la nostra mente.

A presto!




IN DEFINITIVA:

Perché guardiamo un film o giochiamo a un videogioco? Fondamentalmente per le emozioni che essi ci procurano, infatti  quello che conta alla fine per il cervello è l’emozione, se è positiva ci fa bene se è negativa fa male. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni ma anche di emozioni e sensazioni.


Ma perché sono cosi coinvolgenti e soprattutto da un punto di vista emotivo cosi reali? Per varie ragioni: In primo luogo perché mentre vediamo qualcuno che compie un azione (ad esempio corre) il nostro cervello attiva le aree visiva, cognitiva, motoria, e limbica proprio come se stessi correndo tu. I tuoi neuroni quindi si attivano “simulando” il gesto del correre, anche se con minore intensità rispetto a quando lo fai concretamente. Le aree limbiche invece permettono di far “risuonare” dentro di te , attraverso i tuoi ricordi e emozioni, cosa significa correre.  Alla base ci sono i cosiddetti “neuroni specchio” che fanno in modo che, nel nostro cervello si attivino gli stessi neuroni che si attiverebbero se fossimo noi a compiere un’azione, mentre la stiamo solo osservando. In secondo luogo perché queste realtà alternative (per esempio un videogioco) coinvolgono i nostri sensi (in modo particolare la vista e l’udito) e quindi hanno una loro manifestazione concreta e sono reali. In terzo luogo perché entra in gioco anche la parte istintiva e inconscia della mente, ad esempio: se mi ritrovo sul bordo di un precipizio (in particolare se indosso un dispositivo di realtà digitale immersiva, visto che l’effetto è ben più marcato rispetto a un normale schermo tv) avrei la stessa identica reazione ed emozione che avrei nella realtà fisica. E non servirebbe a niente pensare che non c’è pericolo effettivo perché percepirei la stessa sensazione. Infatti se il nostro sistema percettivo è convinto che qualcosa è reale, non riesco a convincermi del contrario solo pensando razionalmente perché siamo fortemente dipendenti dalle emozioni.

lunedì 24 febbraio 2014

Le Stelle della Settima Generazione: parte seconda



 Continua l'analisi dei migliori titoli della settima generazione: 



The Last Of Us



Da molti ormai considerato il vero capolavoro della settima generazione, il titolo di Naughty Dog è semplicemente straordinario. Un videogioco che racchiude gran parte delle conquiste del panorama videoludico moderno e riesce a spingersi anche oltre, anticipando in qualche modo la next generation.  Quello che stupisce più di ogni cosa nel titolo è la grande quantità di pregi che ne fanno il capolavoro, infatti se è vero che gran parte della campagna si svolge in maniera inquadrata e poco libera, bisogna  rilevare che le ambientazioni sono comunque vaste e ricche di dettagli e soprattutto viene offerta una grande libertà decisionale al giocatore, che può decidere come gestire il materiale e come affrontare le varie situazioni. Nulla infatti sembra essere scriptato e sarà impossibile rivivere la stessa sequenza di azioni più di una volta. The Last Of Us è un’esperienza straordinaria e unica anche per la trama e per la caratterizzazione dei personaggi, una trama che poi viene raccontata in un modo che rivendica con efficacia le potenzialità del medium videoludico. Il mondo che esploriamo nel gioco è duro, spietato e cinico e rimarrà per sempre impresso nel cuore dei giocatori, perché The Last Of Us è un pugno allo stomaco anche se consideriamo il solo finale. Insomma un’esperienza imperdibile per tutti!



Far Cry 3



Quando uscì la terza iterazione della saga di Far Cry, nel Novembre 2012, il genere open world subì un vero e proprio salto di qualità. Ubisoft infatti è riuscita a creare un videogioco mastodontico, ricchissimo di contenuti di qualità. Una campagna davvero lunga e variegata (ben 38 missioni, davvero raro di questi tempi!) a cui si affiancano una modalità cooperativa (da giocare sia online che offline) e una più tipicamente competitiva. Ma quello che più stupisce in questo titolo è la vastità delle ambientazioni (ben due isole gigantesche tutte da esplorare) e la dinamicità del mondo di gioco, in continuo mutamento. Infatti gli sviluppatori sono riusciti a creare un grande ecosistema dotato quasi di vita propria, fatto di flora e fauna ben precisi ed eventi causali (come aggressioni improvvise da parte di animali o pirati) che costelleranno l’esperienza di gioco. L’esperienza in singolo , nel complesso, è di quelle che lasciano il segno, visto che alle già citate qualità del titolo si aggiunge una libertà offerta quasi senza paragoni (ogni missione e avamposto possono essere affrontati in innumerevoli modi e viene lasciato moltissimo spazio alla creatività del giocatore), missioni e situazioni davvero epiche che ci coinvolgeranno in un crescendo continuo dall’inizio alla fine, un gameplay eclettico (in grado di integrare felicemente platform, azione, avventura e componenti RPG) e ovviamente una storia davvero coinvolgente. In definitiva Far Cry 3 offre una delle più straordinarie esperienze video ludiche, dove il giocatore, recuperando la sua centralità, può vivere e costruirsi la propria personale esperienza più di quasi tutti gli FPS in circolazione. Per le qualità dimostrate, nonostante alcune imperfezioni, il titolo di Ubisoft evolve ulteriormente l’open world e gli FPS.



Fallout 3



Fallout 3 è un titolo dalla complessità disarmante, un videogioco che (come Assassin’s Creed, Halo 3 e Mass Effect) ha calamitato su di sé un hype davvero smisurato. Le valutazioni quindi sono state spesso contrastanti con una critica e un’utenza divise, chi lo ha stroncato senza pietà, chi invece lo ha osannato come capolavoro assoluto. Evidentemente, come succede sempre in questi casi, la verità sta nel mezzo. Fallout 3 era e rimane un videogioco davvero complesso e quindi difficile da valutare se non preso nella sua interezza. Se da una parte sono emersi dei difetti piuttosto evidenti, come un sistema di combattimento ibrido (in parte dinamico in parte basato su meccanica a turni) non perfettamente riuscito e una tecnica tutt’altro che esemplare, dall’altra però troviamo un single player vastissimo con una crescita del personaggio molto profonda e un’immersione nel mondo di gioco davvero grande. La caratteristica più importante, che fa del titolo una perla sia pure grezza, è la capacità di coinvolgere il giocatore in un’altra dimensione e di lasciarlo libero con una vasta gamma di scelte ed opzioni a sua disposizione. Un videogioco, che a dirla tutta, si basa moltissimo sulla libertà e sulle scelte offerte. Proprio per questo motivo è stato in grado di lasciare una sua impronta importante nella settima generazione e deve essere celebrato e ricordato per i suoi meriti, nonostante le varie imperfezioni.



Red Dead Redemption



Con questa mega produzione Rockstar è riuscita a creare un capolavoro del western in ambito videoludico. La campagna principale è infatti in grado di mantenere sempre vivo l’interesse del giocatore grazie a un solido gameplay, un intreccio articolato e affascinante coadiuvato da un eccellente character design. Uno dei pregi fondamentali del titolo è la vastità e la complessità dell’ambientazione che si estende per ben 72 Km quadrati, ed è ricchissima di dettagli (con tanto di micro routine comportamentali per gli animali). Proprio per questo motivo Red Dead Redemption rappresenta una pietra miliare nella ricostruzione e simulazione di un mondo come quello western. Tutto ciò poi si unisce a un comparto tecnico davvero di grande valore con una cura maniacale riposta anche nei dettagli. Ciliegina sulla torta poi, insieme alla grande componente single player, si unisce anche un multiplayer tutt’altro che banale e ben studiato.



Super Mario Galaxy



Super Mario Galaxy è semplicemente un capolavoro assoluto. Un titolo unico che è stato in grado di reinventare l’intero genere platform proponendo situazioni straordinarie e fuori dagli schemi. Un level design d’altissimo livello, una creatività senza limiti, un gameplay divertentissimo, una varietà concettuale e visiva senza pari e la tecnica sopraffina sono le caratteristiche più incredibili offerte in grado di impressionare qualsiasi giocatore. Un capolavoro unico di game design e divertimento a cui si aggiunge anche una colonna sonora straordinaria (composta dal genio di Koji Kondo) con un accompagnamento dinamico, in grado di variare in base alle azioni del giocatore.




Grand Theft Auto 5



Grand Theft Auto 5 immerge i giocatori in una vera e propria realtà alternativa cosi grande e curata da sembrare vera. Un’esperienza a dir poco mastodontica, longeva e sempre varia. Il gameplay anche se non è molto diverso dai precedenti capitoli, qui viene rinfrescato con nuovi elementi e portato a nuovi incredibili livelli. Le settanta missioni principali sono sempre diverse e offrono una gran quantità di incarichi e compiti da portare a termine, a queste poi si affiancano le cosiddette missioni secondarie. Tra sconosciuti da aiutare, sub quest generate casualmente e moltissime attività da fare (come gli sport estremi) l’intera enorme mappa è costellata di eventi e esperienze a cui prendere parte. Una storia molto interessate a cui fa seguito un cast di personaggi (in)credibile e dall’elevata cura per la caratterizzazione. Un titolo AAA semplicemente colossale con un comparto tecnico quasi privo di sbavature, GTA 5 vuole essere una parodia della moderna società occidentale ma anche una seconda vita, una realtà parallela in cui immergersi tra mille possibilità. Non esistono parole per descrivere certe cose, l’unica possibilità è viverle in prima persona!




The Elder of Scrolls: Skyrim



Skyrim è stato più volte definito come una delle più belle e incredibili esperienze videoludiche, quelle che ogni giocatore dovrebbe provare almeno una volta nella vita. In effetti la grande avventura creata da Bethesda (la stessa software house che ha dato i natali a Fallout 3) è davvero totalizzante, ed è stata in grado di calamitare l’attenzione di molti videogiocatori. L’incredibile varietà di ambientazioni e quest insieme al loro grandissimo numero, partecipano a creare una delle più belle dimensioni virtuali mai viste in un videogioco. Se a questo aggiungiamo un sistema di abilità (ridotto rispetto ai precedenti titoli della saga) ben approfondito, la possibilità di imparare la lingua dei draghi ( e i loro incredibili attacchi!) e un mondo pulsante di vita, in grado di coinvolgere veramente il giocatore con tanto di attacchi improvvisi e dinamici da parte dei draghi; capiremo il motivo del grande successo che ha riscosso Skyrim. Le uniche pecche da segnalare sono evidenti nel comparto tecnico con un motore grafico poco performante e un’intelligenza artificiale non sempre perfetta.



Batman Arkham City


 Con questo videogioco più del precedente Batman, Rocksteady ha dimostrato di poter fare l’impossibile: creare un prodotto di successo da una licenza anziché il solito mediocre tie-in. A dimostrazione che tutto, in fondo, è possibile con l’impegno giusto.  Il titolo riprende le caratteristiche migliori del precedente Asylium e le amplia a dismisura accompagnandolo con diverse novità funzionali che finiscono con l’offrire un open world enorme e ricco di possibilità. Alle centinaia di quest secondarie si aggiunge una missione principale di grandissimo rilievo che deve la sua grandezza anche a una narrazione di livello Hollywoodiano, grazie a filmati dal grande impatto emotivo e un ottimo approfondimento psicologico della gran parte dei personaggi. Senza contare il gameplay vasto, profondo e ricco di possibilità che ci fa sentire veramente protagonisti della nostra avventura e ci immerge pienamente nel protagonista, Batman ora siamo noi!




Bioshock Infinite



Il videogioco di Ken Levine e del suo team (ormai sciolto) di Irrational Games è un’esperienza che tutti dovrebbero provare almeno una volta e rappresenta un evidente segno di maturità artistica all’interno del medium videoludico. L’ambientazione è davvero molto interessante e atipica ( una gigantesca città volante) e sarà in grado di immergervi davvero in un’altra dimensione. Infatti nonostante non venga offerta un’ambientazione open world, il coinvolgimento generale resta davvero elevato. E sebbene il gameplay sia abbastanza dinamico ma non offre chissà quali innovazioni, bisogna dire che l’esperienza resta solida e ben bilanciata. Quello che poi stupisce di più è la storia che non viene narrata in maniera classica con i filmati, ma spiegata e fatta vivere in prima persona al giocatore, riprendendo la straordinaria meccanica introdotta dal primo Half Life. L’esperienza è un susseguirsi di colpi di scena che porterà il giocatore verso lo spettacolare e straordinario finale, uno dei più belli mai visti in un videogioco. A tutto ciò si aggiunge Elizabeth, ragazza misteriosa dotata di un grande carisma, che rappresenta uno dei migliori personaggi videoludici femminili di sempre.




Nella terza e ultima parte di questo speciale vedremo altri incredibili titoli insieme a delle menzioni d'onore per alcuni particolari videogiochi.
  

venerdì 21 febbraio 2014

Le Stelle della Settima Generazione




In questo speciale esamineremo le esperienze video ludiche più affascinanti che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia recente del medium. Alcuni sono capolavori assoluti, altri sono perle un po’ grezze; ma sono comunque i più importanti videogiochi dell’ultimo decennio.




Assassin’s Creed




Il primo capitolo di Assassin’s Creed resta indimenticabile. Partito con un carico di aspettative smisurato raggiunse il mercato mondiale in modo appesantito, per essere inevitabilmente bocciato e deriso da più fronti. Sia come sia, il titolo di Ubisoft era a suo modo unico: un titolo nuovo e fresco e culturalmente smisurato. I pregi maggiori di questa grande opera sono da ricercarsi innanzitutto nell’enorme lavoro di pre-produzione, nella cura maniacale delle ambientazioni vastissime, la proposta di un’ambientazione insolita e affascinante (come la cosiddetta Terra Santa), un sense of wonder provocato dall’esplorazione dei luoghi e una giocabilità innovativa che offriva molta libertà. Ovviamente non mancavano i difetti (tutto sommato limitati vista l’enormità del titolo) come diversi bug nel motore grafico e alcune imperfezioni nel comparto tecnico, anche se il difetto più grande era la ripetitività concettuale e delle azioni (tale difetto fu la base delle aspre critiche di molti “cuori infranti”). Nonostante tutto però Assassin’s Creed era innovativo dal punto di vista ludico e visivo, si proponeva come vero e proprio punto di riferimento per le console Next Generation e l’eredità lasciata  all’intero genere Action Adventure è, ancora oggi, enorme. 




Call of Duty 4: Modern Warfare



Nel 2007 lo sparatutto di Infinity Ward rivoluzionò la stessa saga e il genere. Infatti lo sviluppatore ritenne opportuno modificare l’ormai abusato setting della Seconda Guerra Mondiale per proporre qualcosa di diverso e nuovo. Questo nuovo Call Of Duty infatti proponeva uno scenario moderno, dei giorni nostri.  Il lavoro dietro lo sviluppo del titolo fu mastodontico e certosino, infatti proprio per scendere nei minimi dettagli i ragazzi del team di programmazione hanno ingaggiato un vero esperto in combattimento, tattiche ed in armi da fuoco, Hank Keirsey, ex Marine dalla decennale esperienza in conflitti internazionali. Ma oltre alla solita storia militare proposta il contributo più innovativo del titolo viene dal modo in cui gli sviluppatori hanno creato la campagna. Un’azione frenetica, spettacolare e adrenalinica coinvolgono esponenzialmente il giocatore, che si trova in situazioni mai viste prima in un videogioco grazie a una realistica riproduzione e simulazione delle battaglie. Un coinvolgimento realistico e innovativo che sarà ovviamente ripreso dagli altri titoli al suo seguito. Il titolo poi era, all’epoca, l’unica vera alternativa allo strapotere nel multiplayer di Halo 3, vista anche la diversa collocazione spazio temporale.





Halo 3




La conclusione dell’epica trilogia di Halo arrivò, in esclusiva, sulla Xbox 360 con un hype a dir poco smisurato. Battaglie epiche, gameplay next gen, grafica in HD, rivelazioni sui misteriosi Precursori sono solo alcune delle grandi aspettative che i fan nutrivano per il gioco. Dopo una campagna pubblicitaria di grandi proporzioni e la sonora bocciatura da parte del team di Crytek (che lo giudico come un gioco vecchio di 5-6 anni), il lasciato di questa grande opera firmata Bungie è comunque di alto livello. Se da una parte vi erano difetti oggettivi che non potevano essere taciuti come una grafica non proprio eccellente, modelli poligonali (soprattutto dei volti dei personaggi) di una qualità davvero bassa che stonavano con una produzione di grande livello e una campagna probabilmente troppo corta (con poche rivelazioni, rispetto a come ci si aspettava); dall’altra troviamo comunque un’esperienza videoludica varia ed epica come poche. Scontri su vasta scala (mai affrontati in un solo Halo ben 4 Scarab in situazioni sempre diverse!), un’intelligenza artificiale di ottimo livello, una campagna varia e ben studiata,  nuove aggiunte che rinfrescavano il gameplay (sebbene Halo Reach fece di meglio), una soundtrack davvero epica capace di enfatizzare ogni situazione e una storia davvero coinvolgente sono i pregi maggiori di questo titolo. Un videogioco capace di guidare e cambiare il destino della console di Microsoft (con oltre otto milioni di copie vendute a Gennaio 2008) , in definitiva un’esperienza in grado di immergere veramente il giocatore in un contesto epico come pochi. Oltretutto Halo 3 resta uno degli ultimi titoli dove il classico gameplay della saga (fatto di scudo ricaricabile, granate a volontà, attacchi corpo a corpo) risulta più solido, visto che Halo Reach e Halo 4 non sono riusciti a rinfrescare totalmente il gameplay.






Mass Effect




Bioware con la saga di Mass Effect è riuscita senza dubbio a creare uno dei brand di maggior successo degli ultimi dieci anni, con un universo fantascientifico ricco e profondo come pochi. Non c’è un titolo in particolare delle trilogia che debba essere ricordato perché l’opera prima di Bioware deve essere considerata nella sua totalità per essere apprezzata. Un grandissimo e ambizioso progetto che ha segnato profondamente la settima generazione con delle caratteristiche uniche nel panorama videoludico moderno, su tutte la caratteristica di importare i salvataggi con le scelte affrontate in ogni capitolo, in modo da costruire un’avventura sempre personale per ogni giocatore. Ogni capitolo poi è stato un miglioramento continuo, soprattutto perché il team di Casey Hudson ha cercato sempre di trovare il giusto mix nella formula del gameplay per accontentare il più vasto numero di giocatori. Per questo troviamo molti elementi che hanno decretato il successo di questa saga: esplorazione (soprattutto con il primo Mass Effect dove è possibile visitare liberamente diversi pianeti), una componente RPG che influisce sullo sviluppo di abilità e del personaggio, fasi action di alto livello (che si sono intensificate con l’ultimo capitolo) e una componente sociale di altissimo livello. I pregi fondamentali dell’intera saga sono da ricercarsi nell’enorme lavoro di world building con razze aliene, mondi,  tematiche di una profondità elevatissima; la creazione di un sistema di relazioni (basato sull’ormai noto dialogo a scelta multipla) tra il giocatore e i vari personaggi capace di influire sui rapporti sociali, una cura maniacale nel character design e una storia interattiva ricchissima dotata di grande epicità. A parte il finale del terzo capitolo criticato da più parti (che accende quasi una rivalità tra i giocatori protagonisti-autori di un’opera interattiva e i creatori originali) e qualche incertezza nel gameplay (come la scansione un po’ scomoda, proposta nel secondo capitolo, dei pianeti alla ricerca di risorse), la trilogia di Mass Effect offre sicuramente una delle più grandi esperienze video ludiche di sempre capace di far sentire il giocatore come vero protagonista di un’avventura (tutto sommato) basata sulle sue scelte. Insomma una vera e propria pietra miliare nell’interactive storytelling che resta scolpita nei giocatori ad imperitura memoria.






Portal e Portal 2




Impossibile non parlare dei due videogiochi, targati Valve, che più di tutti negli ultimi anni hanno rinfrescato il puzzle game moderno. Il primo Portal nacque più come un esperimento per testare nuove meccaniche di gioco basate sull’uso di portali (meccanica ripresa da Narbacular Drop progetto realizzato da studenti universitari del DigiPen Institute, che Valve ha pensato bene di assumere tra le loro fila)  e nonostante l’avventura durava poche ore, riscosse un successo davvero notevole. Questo perché Portal non solo offriva un’esperienza innovativa ma lo faceva anche con delle caratteristiche uniche. Su tutte, la presenza di un’accattivante humor nero, un’atmosfera unica di mistero e scoperta e una “narrazione ambientale” capace di veicolare una storia in modo diverso dal solito.  Il secondo capitolo, ovviamente,  non può essere dimenticato visto che non ha presentato solo un ulteriore sviluppo delle meccaniche viste nel primo capitolo, ma ha anche aggiunto diverse innovazioni (come l’utilizzo di gel speciali per risolvere i puzzle ambientali) e soprattutto una modalità multiplayer cooperativa davvero fresca e in grado di dare nuova linfa all’intero gameplay. Una delle poche esperienze video ludiche davvero innovative in questa generazione.





 Mirror’s Edge




Electronics Arts nel 2008 fece debuttare il coraggiosissimo Mirror’s Edge, anche lui con un fare sperimentale quasi simile a Portal. Un platform in prima persona poteva sembrare un’idea folle ma invece alla fine funzionava e alla grande. Il cambio di prospettiva era in grado di donare non solo un’ immersione  totalizzante nella protagonista  (esaltata da una grande cura per i movimenti e gli arti) ma di aggiungere anche una profondità in più all’intero gameplay. Gli ambienti offerti non erano vasti ma è pur vero che all’intero delle aree prestabilite ci si poteva muovere con grande libertà (saltare, correre, scivolare e arrampicarsi), una meccanica che sarà poi ripresa da diversi videogiochi in prima persona come Crysis 2. L’avventura era poi vertiginosa e ricca di ambientazioni mozzafiato (saltare da un palazzo ad un altro nel vuoto non ha prezzo) e sebbene la durata dell’esperienza non era eccelsa e la storia non particolarmente appassionante (forse anche a causa di intermezzi in stile fumetto che rompevano , in qualche modo, la grande immersione del gameplay in prima persona), Mirror’s Edge resta un videogioco assolutamente memorabile nella settima generazione. Anche solo per aver offerto qualcosa di unico e fresco nel panorama videoludico, che già in quegli anni andava sempre di più a standardizzarsi.   





Deus Ex: Human Revolution




Il terzo capitolo di Deus Ex, uscito nel 2011, rappresenta la degna ripartenza di una saga storica che speriamo non tardi a tornare sulle console next gen. Human Revolution è stato descritto da più parti come uno dei migliori videogiochi della generazione o il migliore RPG dell’ultimo decennio. Se diamo un’occhiata alle sue caratteristiche possiamo confermare queste affermazioni, visto che il videogioco offre davvero un’esperienza cyberpunk unica,  innanzitutto varia e profonda e basata sulla libertà e le scelte del giocatore. Infatti gli ambienti sandbox ricchi di possibilità e i quattro pilastri del gameplay (basati su stealth, hacking, social e action)  a disposizione del giocatore quasi in ogni momento, contribuiscono ad offrire ad ogni giocatore la possibilità di costruirsi la propria personale esperienza. Al già eclettico gameplay si aggiungono componenti RPG (nello sviluppo delle abilità del personaggio e nella gestione dell’inventario) e in parte free roaming con due città liberamente esplorabili (sia pure non vastissime). Nonostante alcune sbavature soprattutto nel comparto tecnico (con una modellazione dei volti non eccelsa, un’IA non sempre buona e un motore grafico non proprio al top), il titolo resta memorabile per la personalizzazione dell’esperienza di gioco, per le tematiche affrontate (capaci di far riflettere in prima persona sulle azioni del giocatore e soprattutto il ruolo della tecnologia sull’uomo), per alcune interessanti meccaniche (l’hackeraggio per ottenere informazioni utili sull’ambiente e le battaglie basate sulla dialettica) e per l’atmosfera  cyberpunk unica generata dal design e dalle musiche.



Questi i primi migliori titoli delle generazione esaminati in questa sede, a cui faranno seguito diversi altri nella seconda parte di questo speciale.


Cosa ne dite?


Grand Theft Auto 5, Red Dead Redemption, The Last of Us, Fallout 3 e altri ancora saranno presenti nel prossimo articolo del 24 Febbraio.


A presto!   ;)




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